lunedì 9 dicembre 2013

Road trip... in Egitto



Serbatoio pieno, bottiglie d'acqua, tanica di benzina di scorta, ipod carico... Pronti!

Mentre ci lasciamo alle spalle il resort ed attraversiamo Hamata diretti verso nord assaporo il gusto della libertà, del primo weekend libero da tre mesi a questa parte.
Torniamo indietro solo un paio di volte, la prima perché ho dimenticato i pantaloncini corti, la seconda per il liquido delle lenti a contatto. 
Alla fine partiamo davvero. Per tre giorni non voglio sentir parlare di immersioni, di clienti, di bombole da ispezionare né di erogatori da revisionare!

Ci aspettano circa sei ore di viaggio, secondo i calcoli di google maps con le dovute approssimazioni, lungo la costa del Mar Rosso, in mezzo al deserto e lungo il Nilo. Destinazione finale: Luxor.
Spippolando su internet nei giorni scorsi ho scoperto che degli studiosi americani hanno ritrovato degli autentici fossili marini all'interno dei blocchi di pietra usati per costruire le piramidi. Peccato che quelle siano a Giza, o comunque da qualche altra parte.

La macchina corre, a sinistra si snodano le montagne gialle del deserto, a destra il blu intenso del mare, noi seguiamo la striscia nera di asfalto che sembra non finire mai. Jack Johnson canta di pancakes alla banana e mattinate di pioggia, sembra un po' anacronistico ma in fondo é quasi Natale.
Mi rendo conto all'improvviso che é la prima volta che compio questo tragitto di giorno: ecco perché sembra così familiare e così estraneo al tempo stesso! 

Superata Marsa Alam la faccenda si fa interessante.
La strada si allunga verso ovest, attraversando un deserto che cambia faccia ogni pochi minuti. Ci inoltriamo fra gole e montagne, dietro cui l'asfalto sembra scomparire per poi riaffiorare ad ogni curva. Colline rocciose punteggiate da alberi nodosi (acacie? sicomori? cosa cavolo sono?) lasciano il posto a morbide distese di sabbia dorata, più fine della più fine sabbia marina: questi granelli sono portati dal vento, scivolano impalpabili fra le dita, si muovono in sbuffi e turbini sull'asfalto dietro le ruote della Nissan scassata. Le dune lasciano presto spazio a una landa piatta e desolata, punteggiata dai ciuffi verdi di alcuni ispidi cespugli (e di nuovo le mie conoscenze botaniche si rivelano inadeguate!).
Insomma, panorami mozzafiato.

Dopo un paio d'ore, così come bruscamente ci si é presentato, altrettanto bruscamente il deserto si ritira. Dal nulla spunta una palma, poi un prato, poi un intero canneto, e nel giro di pochi minuti siamo completamente circondati dalla vegetazione. Una vegetazione talmente lussureggiante che mi sembra di essere tornata in Malesia. Non mancano nemmeno le vacche scarne, né gli asinelli che tirano carretti o trasportano anziani e bambini.
Attraversiamo un villaggio dove tutti salutano, tutti sembrano amichevoli, tutti ci guardano. 
In queste strade dove i turisti sono evidentemente rari come la mosca bianca, gli sguardi si appuntano soprattutto su di me e sui miei capelli biondi. Mi sembra quasi di leggere i fumetti: "Guarda, una donna bianca!" Mi viene anche la tentazione di mettermi alla guida (ho già avuto modo di osservare lo scalpore che suscita una donna al volante persino nella turisticissima El Qusseir) ma temo di scatenare una rivoluzione.

Il Nilo ci regala un tramonto infuocato. Il sole, una palla rossa dietro le palme del lungofiume, si abbassa lentamente. É subito buio, il nostro hotel é vicino, e si conclude così il nostro viaggio a quattro ruote.

Nessun commento:

Posta un commento