giovedì 5 dicembre 2013

Febbre da cammello



Finalmente, dopo 10 mesi di infradito e maniche corte, mi sono decisa a passare ai jeans ed alle intramontabili converse. (Domanda: quand'è che si diventa troppo vecchi per le converse? Il giorno che mi capiterà avro una seria crisi di identità)
Complici della mia inverione d tendenza anche un raffreddore da cammello che mi tiene lontana dall'acqua da un paio di giorni a questa parte, e una simpatica febbriciattola che, in quanto privi di termometro, non e' stata ufficialmente diagnosticata, ma che mi ha regalato un meraviglioso pomeriggio a letto.

Benvenuto, inverno egiziano.

Lo so, lo so. Non mi posso lamentare. 

Non quando a casa si parla di neve, e pioggia, e temperature sotto zero. Sta di fatto che, in barba alle frecciatine dei clienti tedeschi e olandesi, abituati ad immergersi in acque vicino allo zero, nonostante qui l’acqua sia ancora intorno ai 27 gradi ho definitivamente appeso la semi stagna al chiodo, e mi sono convertita alla stagna. Magnifica, avvolgente, vellutata muta stagna, che mi permette di guardare dall’alto in basso tutti coloro che alla fine dell’immersione rabbrividiscono e cercano un riparo dal vento del nord per togliersi la cinque millimetri fradicia. Tiè!

Sta di fatto che, nonostante la stagna sia ormai la mia divisa ufficiale, completa di borotalco per far scivolare collo e polsini (e che mi avvolge come una nuvola di farina ogni volta che mi preparo in barca), sta di fatto, dicevo, che da tre giorni a questa parte starnutisco ogni pochi minuti, e in mancanza di fazzoletti non posso proprio separarmi da un ruvido rotolo di carta igienica per arginare la valanga di moccio.

Sta di fatto che ogni mattina il cielo è coperto da nuvoloni grigi, e l’umidità della notte inzuppa sedie, ombrelloni, asciugamani dimenticati, e persino il mio soffitto, che di fatti comincia a cedere. Se non altro l’intonaco che quotidianamente si deposita sulla scrivania dell’ufficio potrebbe essere scambiato per neve sintetica, tipo quella da presepe.

E sta di fatto che, in barba alla neve e alle temperature polari, non c’è niente al mondo che desidererei di più in questo periodo che essere a casa, con un bel piumone sulle gambe, a programmare cene e regali di Natale e a cuocere biscotti glassati, in compagnia della mia famiglia. Invece posso solo sfogare la mia sindrome prenatalizia aggiungendo tormente di neve e foglie di vischio alle foto del pontile. Sob!
    

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