Mabul è già una sagoma scura sull'orizzonte blu del mare. Oggi c'è bassa marea, è facile confonderla con le altre isole che si stagliano in controluce, o addirittura con il villaggio di palafitte che sembra sorgere dal nulla nella massa d'acqua. A renderla inconfondibile resta la sagoma quasi minacciosa della piattaforma petrolifera che si staglia alla sua sinistra.
Per l'ultima volta mi immergo nel paesaggio esotico del Mar di Celebes, scruto tra la vegetazione delle isole, seguo il profilo delle palme che svettano nell'azzurro del cielo. A tratti il reef emerge dalla superficie dell'acqua cristallina, qualche donna cammina sui coralli con un cesto sottobraccio per raccogliere granchi e altri crostacei. Le sagome snelle delle barche a motore dei pescatori locali sfilano veloci tra le onde. Qualche altra barca con il suo carico di turisti, arancioni per i giubbetti salvagenti, ci supera lasciando una scia bianca.
Mi faccio cullare dal rumore dei motori, stranamente oggi sembrano funzionare a dovere, e cerco di imprimermi nella mente gli ultimi fotogrammi di un tragitto fatto molte, troppe volte nell'ultimo mese.
In meno di un'ora arriveremo a Semporna, e per noi sarà tempo di rimettersi in viaggio.
Ecco, già si scorge il mangrovieto lungo la costa che precede la città. Con la marea così bassa le radici delle piante sono ancora più esposte alla luce del sole calante, mi chiedo quanti e quali specie di organismi sopravvivano in un ambiente così particolare. L'ennesimo villaggio di palafitte, stavolta a colori pastello, si profila davanti a noi. E di colpo l'acqua da azzurra e cristallina si fa verdastra, torbida. Noci di cocco, sacchetti di plastica, vecchie taniche di benzina, confezioni di alimenti, bottiglie e qualsiasi tipo di rifiuto prodotto dalla città cominciano ad affiorare tra le barche sempre più frequenti. La nostra rotta si trasforma in uno zig zag tra la spazzatura, cercando di evitare che qualche oggetto non gradito si impigli nell'elica, bloccando,il motore.
Scruto il pontile ma Django, una palla di pelo arruffata, non si vede. Sarà da qualche parte a procurarsi la cena. O ad infastidire in nostri schifiltosi colleghi. Meglio, preferisco evitare uno straziante addio.
La bassa marea ci regala un pontile asciutto. Detesto quando lo troviamo sommerso e ci tocca camminare a piedi nudi nell'acqua puzzolente del porto. Oggi poi abbiamo pure i bagagli.
Scarichiamo gli zaini e ci avviamo verso il nostro bar. Abbiamo un paio d'ore prima di prendere il pullman che stanotte ci porterà a Kota Kinabalu, la capitale dello stato di Sabah, da cui fra un paio di giorni prenderemo l'aereo per Kuala Lumpur.
Dunque, è ufficiale: abbiamo accettato l'offerta di un diving center di Gili Meno, isoletta indonesiana a poca distanza da Bali!
Siamo arrivati in Malesia con tante aspettative, pronti all'avventura, e la situazione che ci siamo trovati ad affrontare non è stata per niente facile: una città sporca e un'isola ricoperta dalla plastica, nessuna possibilità di essere coinvolti nelle attività di ricerca e di biologia marina (semplicemente perché le tanto decantate attività di conservazione e protezione dell'ambiente consistono nella raccolta dei rifiuti dalla spiaggia e in alcune presentazioni serale tenute dallo spocchioso e autocompiaciuto manager), nessuna possibilità di vedere il famoso sito di Sipadan, se non all'orizzonte al tramonto. Così vicina eppure così irraggiungibile.
Squali, neanche mezzo. Tartarughe, un milione, ma le uova raccolte dai volontari attendono di schiudersi da più di un anno. Non credo che le tartarughine vedranno mai la luce. Così come non credo più ai video promozionali che mostrano mani premurose che rilasciano i cuccioli sulla spiaggia.
E dunque, di nuovo pieni di speranza e di aspettative (mmmh ok, forse qualche aspettativa in meno!) facciamo rotta verso Bali!
P.S. Quasi dimenticavo: Buona Pasqua a tutti!

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