Sono le cinque del mattino del primo aprile quando finalmente, dopo una scomoda notte trascorsa a dormicchiare sui sedili di un pullman, arriviamo alla stazione di Kota Kinabalu, comunemente chiamata KK (key key). Stravolti, riusciamo ad arrancare fino ad un teksi che, speriamo abbia capito l'indirizzo, ci porterà all'albergo che abbiamo prenotato ieri sera in fretta e furia. Riepilogo mentalmente tutti i nostri bagagli: zaini e zainetti, ipad, macchina fotografica, borsa Mares. Abbiamo tutto! In effetti, manca il sacchetto del supermercato contenente le nostre provviste per il viaggio; probabilmente se n'è impadronito qualche altro viaggiatore notturno sul pullman, pazienza.
Dopo circa un quarto d'ora di tragitto al buio sbarchiamo sul marciapiede di fronte all'albergo, ed è solo allora che recupero il mio portafoglio per pagare il teksi. Che amara sorpresa aprirlo e trovarlo prosciugato dei soldi che conteneva!
Sono ancora scioccata quando Marco prende il suo, conservato in un'altra tasca dello zaino, e lo trova ugualmente svuotato! Carte di credito e di identità sono fortunatamente ancora al loro posto, ma le poche banane (i ringgit, n.d.r.) e gli euro sono volatilizzati. La stanchezza, la frustrazione e soprattutto la rabbia esplodono all'improvviso e scoppio a piangere di fronte ad uno stupito tassista. Per fortuna almeno avevamo prudentemente separato i nostri averi più preziosi: i passaporti, nella custodia della macchina fotografica, e le buste contenenti il primo mese di stipendio sono salvi.
Le prossime settimane si prospettano però all'insegna della parsimonia!
Dopo un paio d'ore, altre lacrime, svariati caffè solubili e innumerevoli maledizioni ed auguri di morti atroci e dolorose dirette ai ladri del pullman (magari si fossero limitati a privarci delle patatine!) finalmente cominciamo a razionalizzare l'accaduto e a programmare le due giornate che trascorreremo a KK.
Decidiamo per oggi di saltare il giro in barca sul fiume alla ricerca delle scimmie dal naso a proboscide e optiamo per un pisolino. La camera, che immediatamente ribattezziamo Il Bunker vista la mancanza di finestre, è se non altro provvista di una doccia calda, di ben due specchi (un lusso a cui nell'ultimo mese mi ero disabituata!) e soprattutto di un lettone dalle lenzuola (quasi) pulite!
Voglio perdere i sensi e risvegliarmi fra ventiquattr'ore...
Dopo circa un quarto d'ora di tragitto al buio sbarchiamo sul marciapiede di fronte all'albergo, ed è solo allora che recupero il mio portafoglio per pagare il teksi. Che amara sorpresa aprirlo e trovarlo prosciugato dei soldi che conteneva!
Sono ancora scioccata quando Marco prende il suo, conservato in un'altra tasca dello zaino, e lo trova ugualmente svuotato! Carte di credito e di identità sono fortunatamente ancora al loro posto, ma le poche banane (i ringgit, n.d.r.) e gli euro sono volatilizzati. La stanchezza, la frustrazione e soprattutto la rabbia esplodono all'improvviso e scoppio a piangere di fronte ad uno stupito tassista. Per fortuna almeno avevamo prudentemente separato i nostri averi più preziosi: i passaporti, nella custodia della macchina fotografica, e le buste contenenti il primo mese di stipendio sono salvi.
Le prossime settimane si prospettano però all'insegna della parsimonia!
Dopo un paio d'ore, altre lacrime, svariati caffè solubili e innumerevoli maledizioni ed auguri di morti atroci e dolorose dirette ai ladri del pullman (magari si fossero limitati a privarci delle patatine!) finalmente cominciamo a razionalizzare l'accaduto e a programmare le due giornate che trascorreremo a KK.
Decidiamo per oggi di saltare il giro in barca sul fiume alla ricerca delle scimmie dal naso a proboscide e optiamo per un pisolino. La camera, che immediatamente ribattezziamo Il Bunker vista la mancanza di finestre, è se non altro provvista di una doccia calda, di ben due specchi (un lusso a cui nell'ultimo mese mi ero disabituata!) e soprattutto di un lettone dalle lenzuola (quasi) pulite!
Voglio perdere i sensi e risvegliarmi fra ventiquattr'ore...
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