venerdì 26 aprile 2013

In vacanza!


Sono trascorsi ormai quasi venti giorni dal nostro arrivo a Gili Meno, e finalmente oggi ci godiamo una giornata libera, di puro relax. Pur vivendo in un piccolo angolo di Paradiso, solo oggi mi sento in vacanza anche io!

Cominciamo la giornata con una passeggiata intorno all'isola: é assurdo non avere ancora idea di cosa potremmo trovare a poche decine di minuti di cammino. Dapprima raggiungiamo il "porto", termine persino esagerato per identificare la spiaggia dove ormeggiano le imbarcazioni pubbliche che collegano Meno con Gili T, Gili A e Lombok. Proseguiamo verso sud gustandoci un'ananas tiepida, che una ibu (signora) ci ha pulito e venduto per strada, reggendola capovolta e mangiandola come un gelato. Il succo zuccherino ci cola sul mento e sulle mani, lasciandole appiccicose e profumate d'estate.

Dopo poco ci troviamo alle porte di un centro di recupero per tartarughe marine, costituito in pratica da quattro vasconi pieni di acqua salata dove le tartarughine sguazzano all'ombra, mentre un inserviente si occupa di pulire il fondale e riciclare l'acqua. Vari manifesti e poster di valenza più o meno scientifica descrivono le due specie di tartarughe presenti in queste acque (la tartaruga verde e la tartaruga hawksbill), offrono escursioni snorkeling e chiedono donazioni ai volontari. Per 100 cocchi (circa 8 euro) ai turisti viene offerto di rilasciare una piccola tartaruga in mare.

Continuando lungo la costa raggiungiamo l'estremità sud dell'isola, quella "famosa" per il surf. In effetti anche adesso onde fragorose si riversano sulla spiaggia, trascinando con se qualche incauto "surfista" che di sicuro stasera porterà a casa i graffi dei coralli su gambe e braccia.

Noi ci sediamo all'ombra di un beruga, una sorta di gazebo dal tetto di paglia decorato da conchiglie, ed ordiniamo la colazione: pancake con miele e lime, frullato alla banana. Finalmente mi rendo conto che non sto pensando alle immersioni o al corso da tenere in giornata o a come procacciare nuovi clienti al diving. Al contrario, mi lascio cullare dal suono delle onde e dal frinire dei grilli, gli unici rumori che disturbano un silenzio altrimenti perfetto. Una leggera brezza mi solletica le guance, e chiudendo gli occhi potrei persino fingere di essere sulle rive del mio lago, a casa, in un'assolata giornata di agosto. Ma ovviamente mi trovo dall'altra parte del mondo o quasi, é aprile, e non rivedrò le acque scure così familiari del Lario prima di altri quattro mesi.

Finito di mangiare ci rimettiamo in marcia, in cerca di una spiaggia più accessibile.
Sul lato ovest dell'isola, quello che si affaccia su Gili T, la vegetazione è più che rigogliosa e sta riprendendo possesso di villette e bungalows abbandonati. Oltrepassiamo la piscina di un vecchio resort, ormai trasformata in stagno, senza scorgere traccia del varano che dovrebbe abitarla. Solo sciami di zanzare assassine, da cui ci affrettiamo a fuggire.



Finalmente troviamo l'angolo che fa per noi: una lunga spiaggia bianca di sabbia grossolana, corallina; nessuno all'orizzonte; l'acqua azzurra invita ad una nuotata, e noi non ci facciamo pregare. Dopo, mi perdo nella ricerca di conchiglie e pezzi di corallo. Come quando ero bambina, la "caccia" diventa subito una droga: con le mani già traboccanti di piccoli tesori madreperlacei continuo a ripetermi "Questa é l'ultima!", ma poi scovo un altro gioiello da aggiungere alla mia collezione, e non posso trattenermi dal raccoglierlo.
Dopo un pisolino all'ombra di un albero la fame e la sete ci spingono a rimetterci in marcia. Il Diana Café è famoso per i suoi tramonti, ma anche sotto il sole pomeridiano fa la sua figura. Soprattutto se un bicchiere di the ghiacciato e una macedonia di frutta esotica rinfrescano il beruga.
Sono ancora qui mentre scrivo, a dondolare su un'amaca e a guardare le barche che passano cariche di subacquei. Domani sarò a bordo anch'io.
Oggi mi godo la vacanza! 



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