martedì 1 ottobre 2013

Come si diventa manager.



Ok, ci risiamo.
Ci riprovo, e chissà che questa volta il benedetto blog riesca a sopravvivere per più di qualche giorno, per più di qualche ora di ispirazione letteraria.
Dove eravamo rimasti nell’ultima puntata?
Terra di cammelli, certo.
E di muezzin urlanti nel cuore della notte, e di palme cariche di datteri che sembra stiano per spiaccicartisi in testa da un momento all’altro. Terra di tramonti infuocati, di strade infinite che si snodano tra deserto e mare, di veicoli lanciati a velocità folli senza luci nel cuore della notte, terra di pelli dalle molteplici gradazioni di colore, dal bianco pallido olandese al cioccolato fondente dell’Africa subsahariana.
Siamo sempre in Egitto.
La location però è cambiata!
Lasciataci la città di El Quseir alle spalle, siamo migrati a sud, sempre più a sud, fino quasi al confine col Sudan, fino quasi all’ultimo avamposto di civilità prima delle distese desertiche punteggiate solo dalle basi militari. Benvenuti ad Hamata!
E come sempre, per uno di quegli incredibili segni del destino (o colpi di fortuna!) quando abbiamo perso il lavoro in seguito alla “rivoluzione” del 16 agosto, e sembrava che l’unica soluzione fosse tornare in Europa, abbiamo colto l’opportunità che ci ha permesso di rimetterci in pista! E ci siamo ritrovati nel giro di dieci giorni a diventare “base manager” di un diving center sperduto nel deserto!
Per prima cosa: vietato ridere per la qualifica di “Base Manager”! (anzi, ecco, per darle anche più importanza la scrivo persino con le Lettere Maiuscole!) Come si traduce in italiano? Direttore, dirigente, presidente, gestore...? Beh, insomma, anche se “Manager” suona un po’ ridicolo (non a caso il mio miglior amico mi ha preso in giro spudoratament) resta il fatto che adesso siamo i capoccia. Ogni decisione spetta a noi, dall’organizzazione di una normale giornata alla programmazione delle settimane future, dalla pulizia dei locali alla scelta dei siti di immersione, fino alle più minuziose procedure di ufficio. Finalmente il potere scorre nelle nostre mani! (E qui ci starebbe bene una risata diabolica di accompagnamento)
La realtà dei fatti è, come sempre, meno rosea di quanto non appaia. In altre parole il mese di settembre è stato più simile ad un inferno, che al palazzo presidenziale. Dieci giorni di training ultra intensivo, per imparare a far funzionare il sistema della compagnia in maniera autonoma. Giornate interminabili in barca, con qualsiasi vento e qualsiasi mare, per visitare i punti di immersione e apprendere come far sentire i subacquei sicuri e coccolati. Lunghe sedute in ufficio davanti allo schermo del computer, esplorando i reconditi passaggi di un sistema informatico che tutto raccoglie e tutto registra, dalle prenotazioni ai check out, con tutto quello che c’è in mezzo. E aggiungiamoci pure qualche lezione di arabo, con i ragazzi del backstaff e quelli del bar dell’albergo! Perchè qui l’inglese è un lusso, una qualifica professionale che ti aiuta a fare strada nel campo del turismo, ma che non tutti possiedono.
La nostra fortuna è quella di essere entrati a far parte di una delle maggiori compagnie attive in Egitto, con un team valido, preparato e pure simpatico! Il feeling con i colleghi (purtroppo lontani) è stato pressocche immediato, e l’aiuto che ci hanno fornito nei primi giorni di delirio è stato fondamentale. Ma ora sta a noi mettere in pratica tutto quello che abbiamo imparato negli ultimi due anni per far divertire i subacquei e rendere ogni vacanza indimenticabile. Pronti? Sfida accettata!

1 commento:

  1. Bellissimo testo Ester ....Condivido in pieno ;-) Saluta Marco un abbraccio e buona fortuna

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