Ok, ci risiamo.
Ci riprovo, e
chissà che questa volta il benedetto blog riesca a sopravvivere per più di
qualche giorno, per più di qualche ora di ispirazione letteraria.
Dove eravamo
rimasti nell’ultima puntata?
Terra di cammelli,
certo.
E di muezzin urlanti nel cuore della notte, e di palme cariche di
datteri che sembra stiano per spiaccicartisi in testa da un momento all’altro.
Terra di tramonti infuocati, di strade infinite che si snodano tra deserto e
mare, di veicoli lanciati a velocità folli senza luci nel cuore della notte,
terra di pelli dalle molteplici gradazioni di colore, dal bianco pallido
olandese al cioccolato fondente dell’Africa subsahariana.
Siamo sempre in
Egitto.
La location però è
cambiata!
Lasciataci la
città di El Quseir alle spalle, siamo migrati a sud, sempre più a sud, fino
quasi al confine col Sudan, fino quasi all’ultimo avamposto di civilità prima
delle distese desertiche punteggiate solo dalle basi militari. Benvenuti ad
Hamata!
E come sempre,
per uno di quegli incredibili segni del destino (o colpi di fortuna!) quando abbiamo
perso il lavoro in seguito alla “rivoluzione” del 16 agosto, e sembrava che
l’unica soluzione fosse tornare in Europa, abbiamo colto l’opportunità che ci
ha permesso di rimetterci in pista! E ci siamo ritrovati nel giro di dieci
giorni a diventare “base manager” di un diving center sperduto nel deserto!
Per prima cosa:
vietato ridere per la qualifica di “Base Manager”! (anzi, ecco, per darle anche
più importanza la scrivo persino con le Lettere Maiuscole!) Come si traduce in
italiano? Direttore, dirigente, presidente, gestore...? Beh, insomma, anche se
“Manager” suona un po’ ridicolo (non a caso il mio miglior amico mi ha preso in
giro spudoratament) resta il fatto che adesso siamo i capoccia. Ogni decisione
spetta a noi, dall’organizzazione di una normale giornata alla programmazione
delle settimane future, dalla pulizia dei locali alla scelta dei siti di
immersione, fino alle più minuziose procedure di ufficio. Finalmente il potere
scorre nelle nostre mani! (E qui ci starebbe bene una risata diabolica di
accompagnamento)
La realtà dei
fatti è, come sempre, meno rosea di quanto non appaia. In altre parole il mese
di settembre è stato più simile ad un inferno, che al palazzo presidenziale.
Dieci giorni di training ultra intensivo, per imparare a far funzionare il
sistema della compagnia in maniera autonoma. Giornate interminabili in barca,
con qualsiasi vento e qualsiasi mare, per visitare i punti di immersione e
apprendere come far sentire i subacquei sicuri e coccolati. Lunghe sedute in
ufficio davanti allo schermo del computer, esplorando i reconditi passaggi di
un sistema informatico che tutto raccoglie e tutto registra, dalle prenotazioni
ai check out, con tutto quello che c’è in mezzo. E aggiungiamoci pure qualche
lezione di arabo, con i ragazzi del backstaff e quelli del bar dell’albergo!
Perchè qui l’inglese è un lusso, una qualifica professionale che ti aiuta a
fare strada nel campo del turismo, ma che non tutti possiedono.
La nostra fortuna
è quella di essere entrati a far parte di una delle maggiori compagnie attive
in Egitto, con un team valido, preparato e pure simpatico! Il feeling con i
colleghi (purtroppo lontani) è stato pressocche immediato, e l’aiuto che ci
hanno fornito nei primi giorni di delirio è stato fondamentale. Ma ora sta a
noi mettere in pratica tutto quello che abbiamo imparato negli ultimi due anni
per far divertire i subacquei e rendere ogni vacanza indimenticabile. Pronti?
Sfida accettata!

Bellissimo testo Ester ....Condivido in pieno ;-) Saluta Marco un abbraccio e buona fortuna
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